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Tim West e la storia di "Tortellino San Francisco"

da | Dic 3, 2015 | Interviste | 0 commenti

1) Quali sono stati gli episodi della tua vita che hanno fatto crescere la tua passione per il cibo e la cucina?
Sono stati due gli eventi determinanti che hanno acceso la mia passione per il cibo e la cucina.
Il primo risale a quando avevo 16 anni e facevo il magazziniere per un Café in stile californiano a New York. Ricordo che un giorno tutto lo staff era seduto attorno ad un tavolo per un “pranzo di famiglia” dopo esser stati ad un mercato di agricoltori.
Io sedevo tra il contadino, che aveva coltivato il cibo, ed il cuoco che lo aveva preparato ed improvvisamente ho realizzato quanto fosse bello essere seduto in mezzo alle persone che avevano fisicamente creato il cibo che stavo mangiando.
Il secondo è stato due anni dopo, quando frequentavo il college in Colorado e, per la prima volta in vita mia, ho avuto un’intossicazione alimentare dopo aver mangiato in una famosa catena di fast food. Poco tempo dopo chiamai mio fratello gemello, che a quel tempo studiava al Culinary Institute of America, e gli chiesi come si cucinava il pollo. Lui mi diede tutte le istruzioni e poco dopo ero pronto a sedermi per gustare la mia creazione quando improvvisamente fui interrotto da qualcuno che bussava alla porta. Andai ad aprire e mi trovai davanti un mio amico che abitava al piano di sotto: era stato attirato dal profumo del pollo cotto e voleva condividere con me il pasto. Presto mi sono ritrovato circondato da tantissimi amici con cui condividere piatti fatti in casa e così realizzai che, se avessi imparato a cucinare, allora sarei stato più sano (e non avrei più corso il rischio di intossicazioni), più felice (avrei avuto molti più amici) ed avrei potuto viaggiare per il mondo.
È stato proprio dopo questa illuminazione che decisi di raggiungere mio fratello al CIA.

2) Cosa ti lega all’Italia e al cibo italiano?
Entrambi i miei nonni materni erano di Bologna. Condividere un pasto attorno alla tavola con tutta la mia famiglia è uno dei momenti che preferisco. Inoltre nel 2008 mio fratello ed io partecipammo come rappresentanti degli Stati Uniti a Terra Madre, l’incontro delle comunità di produttori provenienti da tutto il mondo organizzato da Slow Food. Sembrava di essere alle Nazioni Unite del cibo ed è stata un’esperienza che mi ha senz’altro cambiato la vita. Da quel momento in poi sono stato sempre profondamente innamorato dell’Italia. Ora provo a tornare più spesso che posso, grazie anche all’ospitalità dei miei amici di Casa Caponetti, produttori di olive in Toscana, ed al lavoro con Future Food Institute a Bologna.

3) Qual è il tuo piatto italiano preferito?
Alcuni dei miei ricordi più belli risalgono a quando rubavo il bordo caldo, croccante e saporito della Lasagna alla Bolognese appena sfornata e quando chiudevo con le dita i tortellini giallo acceso che preparava mia nonna, Bruna Bulgarelli. Abbiamo passato tantissime ore insieme stendendo la pasta o preparando la besciamella, il ragù e il brodo. Quindi i miei piatti preferiti sono senza dubbio la tradizionale Lasagna alla Bolognese ed i Tortellini in Brodo.

4) Se dovessi portare un tuo amico per la prima volta in Italia, quale piatto gli faresti assaggiare per primo?
Inizieremmo la cena con un bicchiere di Lambrusco ed un tagliere della Salumeria Simoni a Bologna. Poi apriremmo una bottiglia di Chianti da accompagnare con un’insalata di radicchio ed alcuni piatti di pasta: Tortellini in Brodo, Passatelli spadellati e Lasagna alla Bolognese. Poi… probabilmente un Limoncello per chiudere il pasto!

5) Quale credi che sia il modo migliore per promuovere la cucina italiana all’estero?
Il bello della cucina italiana sta nella sua semplicità e nella sua natura genuina. I bambini oggi sono interessati all’agricoltura ed al giardinaggio come mai prima. Io penso che il modo migliore per promuovere la cucina italiana sia fare come faceva mia nonna, portare i bambini in cucina e insegnare loro a cucinare. Come diceva Whitney Houston, “i bambini sono il futuro, insegnate loro bene e lasciateli aprire la strada”.

6) Puoi dirci due parole su Tortellino San Francisco e su come è nato il progetto?
Tortellino SF è nato molto velocemente! Ero stato coinvolto nella progettazione e lo sviluppo di una Food Hall chiamata “The Hall SF” all’interno del Central Market District di San Francisco. Il nostro obiettivo era quello di creare un posto sano e invitante dove gli abitanti del posto potessero godere dei fantastici sapori di San Francisco. Appena ho saputo che un chiosco si era liberato ho avvertito Andrea Magelli di You Can Group/Future Food Institute. Il resto, come si suol dire, è storia; oggi serviamo gourmet pasta-to-go di ispirazione Bolognese nel cuore della città.

7) Qual è l’obiettivo di Tortellino San Francisco e la sua missione sociale?
Il nostro obiettivo è portare in vita i sapori di Bologna a San Francisco attraverso un format casual e veloce che si adatti al nostro stile di vita sempre in movimento. Non c’è niente di meglio di una cup di tortellini in brodo fatti in casa per riscaldare l’anima e riempire la pancia. È quanto più vicino si possa arrivare ad assaggiare la magia di Bruna Bulgarelli.

Grazie a Tim West e Tortellino San Francisco

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