Lo chef che ha riportato la stella Michelin al 'Il Cambio' di Torino

Oggi intervistiamo Matteo Baronetto, Chef che ha riportato la stella michelin al ristorante ‘Il Cambio’ di Torino. Abbiamo il piacere di fargli qualche domanda:

1) Nove parole per presentarti.
Riflessivo, intuitivo, perfezionista, curioso, solido, pacato, disponibile, visionario, timido.

2) Qual è l’episodio che ha dato vita alla tua passione per il cibo?
Un Caso. Avevo quattordici anni e volevo il motorino. Mio padre mi rispose che potevo
prenderlo solo se me lo fossi comprato. Avrebbe dovuto conoscermi meglio e non dubitare
della mia determinazione. Invece che in vacanza andai a lavorare in una pizzeria vicino a casa come cameriere. Un giorno il cuoco si ruppe la gamba e la proprietaria mi chiese di aiutarla in cucina. Mi fu subito chiaro che avevo trovato la mia strada. Non mi iscrissi a ragioneria come voleva mio padre, ma all’alberghiero. Iniziai subito a lavorare la sera e durante i week end in quanto la sola teoria non mi bastava, andavo alla Betulla un ristorante vicino a casa mia, a San Bernardino. Un giorno, un professore mi consigliò di fare uno stage da Gualtiero Marchesi all’Albereta a Erbusco. Telefonai e mi passarono il capo cucina, si chiamava Carlo Cracco…

3) A suo avviso, quale prodotto Made in Italy non è ancora sufficientemente conosciuto
all’estero?
Più che un prodotto, molte ricette regionali. Siamo conosciuti per la pizza e la pasta, ma
l’Italia potrebbe essere conosciuta per molte altre cose.

4) Se dovessi portare a cena un amico straniero che per la prima volta viene in Italia, quale piatto tipico gli consiglieresti?
Uova all’occhio di bue con tartufo bianco.

5) I tre prodotti Made in Italy indispensabili per la tua cucina?
Olio extra vergine d’oliva, uova e ricci di mare.

6) Chi cucina a casa tua?
Spesso io ma sempre con cose semplici e genuine.

7) Qual è secondo te il più grande luogo comune degli stranieri sulla cucina/sul cibo italiano?
Il vero luogo comune è che ancora oggi si pensi alla pizza, agli spaghetti ed in generale
alla dieta mediterranea. L’Italia è invece di una tale ricchezza che ogni singola regione
potrebbe rappresentare una nazione intera.

8) Relativamente al fenomeno “Italian Sounding”, quali potrebbero essere secondo te le
soluzioni per combatterlo?
Mi verrebbe da dire l’educazione. Solo con la cultura dell’educazione possiamo fare in
modo che le generazioni future siano consapevoli del valore dei prodotti. Nessuno al
mondo può confondere un prodotto originale con la sua contraffazione se ha avuto modo
di assaggiarlo più volte e magari da piccolo. Sembra scontato ma avremo sempre
più bisogno di ritrovare nella nostra alimentazione il bello e il buono.