La cucina tradizionale della metà del '900 nel Nord Italia

Oggigiorno siamo abituati a cucine ultra moderne con lavastoviglie, forni multifunzione, frigoriferi belli spaziosi con tutti i comfort possibili e lo diamo per scontato. Ma fino a non molto tempo fa la cucina era tutt’altra cosa.

I miei nonni, che erano agricoltori, come la maggior parte degli italiani fino agli anni '50 avevano ben altro tipo di cucina. Quello che vedete qui è una cucina tradizionale del Friuli Venezia Giulia risalente intorno al 1850-1950 con un lavandino in pietra, ricavato da un blocco unico, sostenuto da due basi in muratura, su uno scaffale con dei secchi appesi.

Mia nonna ha ancora un lavandino cosi che sicuramente e’ primitivo, ma e’così forte che se dovesse caderci sopra una pentola o un piatto pesante non si romperebbe mai. Per cuocere e riscaldarsi c’erano le stufe a legna (ancora molto in uso in questi giorni). Naturalmente una volta non c'erano fornelli a gas o elettrici, si usavano solo il legno e il carbone.

La grande pentola nella foto era usata per fare la polenta e il bastone di legno era usato per mescolarla. Mia madre fa la polenta ancora cosi. La coltura principale era il mais usato per fare la polenta settimanale, al fine di sfamare la famiglia, il pane era troppo costoso.

A quei tempi di certo non esistevano i piatti pronti da supermercato e tutto veniva preparato da zero e cio’voleva dire seminare le verdure e il mais per fare la polenta. Ogni famiglia allevava mucche, maiali, pollame e conigli e faceva il burro e il formaggio.

Il lavoro era tanto ed era anche duro e suppongo non c'era da chiedersi se il cibo era biologico o meno, l’unica cosa importante era di riuscire a mettere qualcosa sulla tavola per sfamare la famiglia.

3.2 Cucina del '900


Crostata di amaretti e ricotta

Ecco un'idea golosa per il vostro dessert!

Ingredienti:
Per la frolla:
• 200 g di farina autolievitante
• 80 g di zucchero
• 80 g di burro
• 1 uovo
• un pizzico di sale
• la scorza di un limone

Per il ripieno:
• 250 g di ricotta
• 2 uova
• 100 g di amaretti
• 25 g di amido di mais
• 5 cucchiai di zucchero
• 3-4 cucchiai di latte
• zucchero a velo

Procedimento:
Mettere la farina, la scorza di limone, l'uovo, il sale e lo zucchero sul piano del tavolo. Con una forchetta mescolare bene gli ingredienti.

Aggiungere il burro tagliato a dadini e, lavorando con le mani, con l’impasto formare rapidamente una palla. Se dovesse essere appiccicoso, metterlo in frigo per 15 minuti; quindi tirare la pasta con il mattarello.

Mettere la pasta in uno stampo per crostata lasciando da parte alcuni ritagli di pasta per la decorazione. In una terrina mettere le uova, lo zucchero, ricotta, amido di mais e amaretti tritati.

Mescolare bene quindi aggiungere il latte poco alla volta fino ad ottenere un composto omogeneo e non troppo asciutto. L’impasto deve cadere pesantemente dal cucchiaio.

Aggiungere ancora latte se necessario e poi versare l’impasto sopra la pasta frolla. Con un tagliapasta fare delle strisce lunghe con la pasta rimasta e decorare la crostata a piacere.

Cuocere in forno caldo per 25-30 minuti a 180 C. Lasciare raffreddare e spolverizzare con un po' di zucchero a velo.


Da madre a figlia: l'arte di fare il pane

Vi presento Maria, una autentica signora calabrese, mamma di un mio caro amico.
Lei, come molte donne in Italia (soprattutto al sud) fa la pasta in casa, dal pane e alla favolosa pizza e molto altro ancora. Una generazione di donne abituata a lavorare sodo e che non mi stancherò mai di ripetere, ammiro molto.

In questi giorni con la nostra vita frenetica sembra si stiano perdendo queste tradizioni e anche l’abilita’ di creare cose così buone e autentiche in cucina.

Che peccato! Il cibo cucinato di fretta, o peggio ancora,  pronto da supermercato non potrà mai avere il sapore di quello fatto in casa, cucinato lentamente. Imparare a sfamare una famiglia è una competenza e una passione che si tramanda da generazione in generazione. Nessun libro potra’ mai insegnare a cucinare come potrebbero farlo le nostre mamme e le nostre nonne. Questo perche’ la passione, l’affetto e le esperienze della persona che prepara da mangiare vengono in qualche modo trasmesse nel cibo stesso.

Cucinare non significa letteralmente solo preparare qualcosa per riempire la pancia, la cucina è passione, significa donare e preparare qualcosa a chi vuoi bene.

In Italia, sappiamo, ci sono tanti tipi di pane diversi.
Ogni regione ha la sua specialità.

In Sicilia c’e’ il "Pan Forte" con semi di sesamo, mentre in Calabria c'è la "Pitta", che è un pane dalla caratteristica forma di ciambella, fatto con farina di grano duro, lievito naturale ed acqua.

In Sardegna c'è l’inimitabile "Pan carasau", che è fatto con grano duro e lievito naturale. L'impasto viene appiattito, poi cotto fino a che non si gonfia, diviso e poi cotto di nuovo.

In Toscana il "Pan Toscano" è fatto con grano duro e ha la tipica croce nel mezzo.
In Emilia Romagna la "Piadina" è una focaccia fatta con farina, acqua e sale ed è cotta in un piatto di terracotta direttamente sul fuoco, mentre in Trentino Alto Adige si può trovare il "Pane di Segale", che è pane di segale acida.

Il pane integrale o pane fatto con i cereali è più tipico delle regioni settentrionali. La famosissima "Ciabatta", o letteralmente pantofola, per la sua forma, ha le sue origini in Liguria, ed è popolare in tutta Italia e all'estero. In Piemonte la "Mica" è un pane salato che è stato lasciato lievitare per una notte intera.

Ci sono ancora molti altri tipi di pane, tutti diversi e tutti da assaggiare. Ogni volta che si visita una regione italiana si scopre sempre qualcosa di nuovo, si tratta sempre di una scoperta senza fine!